Le Catacombe dei Cappuccini di Palermo
Mummie, misteri e meraviglie

di Daniela Casillo | 31 Ottobre 2025
Nascoste sotto il rumoroso e caloroso mercato palermitano, le Catacombe dei Cappuccini custodiscono un segreto che ha attraversato i secoli: quasi ottomila corpi mummificati, schierati lungo corridoi silenziosi, come eterni custodi del tempo. Tra tutti, uno in particolare ha stregato i cuori dei visitatori di tutto il mondo: Rosalia Lombardo, definita la "mummia più bella del mondo".
Ma la storia di questo posto ha molto altro da dire. Per comprendere davvero cosa rappresentino le Catacombe, bisogna risalire a un tempo in cui la morte era parte integrante della vita quotidiana.
Una necessità che divenne culto
Nel 1534, i frati cappuccini si stabiliscono a Palermo. Inizialmente seppelliscono i propri confratelli in una fossa comune, sotto l’altare di Sant’Anna. Ma quando lo spazio finisce, alla fine del Cinquecento, decidono di ampliare il cimitero sfruttando alcune cavità sotterranee naturali: così nascono le catacombe.
Nel 1599 accade qualcosa di straordinario. Durante la traslazione delle salme scoprono che 45 corpi sono sorprendentemente intatti, mummificati in modo naturale. Il fenomeno viene subito interpretato come un segno divino. I frati decidono allora di disporre i corpi in piedi, vestiti con gli abiti monastici, come se fossero ancora tra i vivi. Il passaparola è immediato e potente.
Ben presto, la nobiltà e la borghesia palermitana iniziano a desiderare un posto in quel regno silenzioso. Farsi mummificare ed esporre nelle Catacombe diventa non solo un atto di fede, ma una dichiarazione di status sociale. Chi può permetterselo paga profumatamente per essere conservato dopo la morte, vestito con abiti eleganti e magari accanto ai propri cari, proprio come in un ritratto familiare eterno.
Vivere con i morti
Oggi ci sembrerebbe grottesco, ma per i palermitani dell’Ottocento il rapporto con i defunti era del tutto naturale. Le famiglie andavano a trovare i propri cari come una normale visita ad un parente; si parlava con loro, si chiedevano consigli, si portavano doni. Si organizzavano persino feste, celebrazioni e ritratti nuziali, come quello celebre dipinto da Calcedonio Reina nel 1881, intitolato "Amore e morte", che ritrae due sposi che si baciano appassionatamente... davanti a una platea di mummie.
In quel contesto culturale le Catacombe erano un ponte tra i vivi e i morti, un luogo in cui la morte non era negata, ma accettata, integrata e perfino celebrata.
La città dei morti
Le Catacombe si articolano in diversi corridoi tematici: uomini, donne, bambini, professionisti, militari, religiosi. Alcuni corpi sono vestiti in modo sontuoso, con pizzi, velluti e broccati, altri indossano abiti modesti. Le giovani vergini portano ancora corone ossidate tra i capelli, e le famiglie sono disposte insieme, come in una fotografia d’epoca. Le espressioni dei volti, là dove ancora esistono, sembrano osservare i visitatori con un silenzio inquietante e familiare allo stesso tempo.
Tra le mummie si trovano colonnelli borbonici, garibaldini, chirurghi, pittori, un vice console americano e decine di bambini. Ed è proprio nella sezione infantile che si trova la protagonista indiscussa delle Catacombe.
Rosalia Lombardo, l’eterna bambina
Rosalia morì il 6 dicembre 1920, a soli due anni, forse di polmonite o influenza spagnola. Il padre, devastato dal dolore, chiese all’amico Dottor Alfredo Salafia, celebre imbalsamatore, di fare l’impossibile: conservare il corpo della figlia per sempre.
Salafia utilizzò una formula segreta a base di formalina, glicerina, zinco, alcool e acido salicilico. Il risultato fu straordinario. A più di cento anni dalla sua morte, Rosalia Lombardo sembra ancora una bambina addormentata: le ciglia perfette, i capelli biondi raccolti con un fiocco, il volto paffuto e sereno, si è meritata gli appellativi di “mummia più bella del mondo” e di “la bella addormentata di Palermo”. La sua salma riposa in un sarcofago ermetico, con atmosfera protetta, per rallentare l’inevitabile passare del tempo. I visitatori che si aggirano per questi corridoi sono quasi tutti alla ricerca dell’angelica bambina che dorme da più di cento anni.
Eppure anche lei è morta. La pelle è scura, segnata, e le palpebre, che secondo una leggenda apriva e chiudeva durante il giorno, sono solo lievemente sollevate, creando un’illusione ottica che ha alimentato racconti di fantasmi e miracoli.
Un’eredità inquietante e preziosa
Le Catacombe dei Cappuccini non sono solo un luogo macabro. Sono un archivio di corpi, abiti, riti, ossessioni e speranze. Sono un museo della morte, ma anche della vita, perché parlano del desiderio umano — antico quanto l’uomo stesso — di lasciare un segno, di essere ricordati, di restare.
E forse è proprio per questo che ogni anno migliaia di persone si recano qui, attraversano i corridoi in silenzio e arrivano alla teca di Rosalia, in cerca non solo di una bambina conservata nel tempo, ma di un legame, fragile e struggente, con la propria mortalità.
Iscriviti alla newsletter
Il Giardino delle Curiosità 🌻
Ricevi ogni mese ispirazioni e curiosità sull'Italia e l'italiano e un incontro gratuito su zoom mensile, riservato agli iscritti alla newsletter.
Ho letto e accetto il trattamento dei dati personali - Privacy Policy
Chi Sono
Ciao, sono Daniela e insegno italiano dal 2022. Ho scelto di insegnare l’italiano in modo diverso: più autentico, più vivo, più umano. Perché imparare una lingua non è riempirsi la testa solo di grammatica: è connettersi con le persone, emozionarsi, scoprire nuove prospettive.
Ultimi articoli
Newsletter
Vuoi ricevere altre risorse e curiosità sull’italiano?
Iscriviti alla newsletter "Il Giardino delle Curiosità 🌻" e ricevi ogni mese ispirazioni e curiosità sull'Italia e l'italiano e un incontro gratuito su zoom mensile, riservato agli iscritti alla newsletter.
Ho letto e accetto il trattamento dei dati personali - Privacy Policy