Le fiabe che crediamo di conoscere
Dietro la magia: le origini sorprendenti delle fiabe più amate

di Daniela Casillo | 28 Febbraio 2026
Chi di noi non conosce “Cenerentola”, “Il gatto con gli stivali” o “La bella addormentata nel bosco”? Queste fiabe hanno accompagnato la maggior parte di noi nell'infanzia. Tuttavia, non tutti sanno che queste versioni non sono le originali, ma derivano da “Lo cunto de li cunti”(Il Racconto dei Racconti) di Giambattista Basile, autore napoletano del Seicento che si ispirò al Decameron di Boccaccio per scrivere il suo Pentamerone (5 giornate, 50 racconti in totale).
Le versioni originali sono ben più oscure e scabrose. Ad esempio, Cenerentola - che nel racconto originale si chiama Zezolla - uccide la matrigna per il proprio tornaconto ed è lontana dall'essere buona ed innocente come nell'immaginario fiabesco che tutti conosciamo. “Lo cunto de li cunti” è stato il libro guida degli scrittori europei di fiabe, come Perrault e i fratelli Grimm, fino ad arrivare alle odierne versioni Disney.
Fiabe per adulti, non per bambini
Il libro è scritto in un napoletano così antico che persino gli stessi partenopei moderni faticano a comprenderlo, ed è ricco di personaggi come draghi, orchi, fate, principesse, cavalli parlanti e altre figure straordinarie. Scritto in una lingua teatrale, a Napoli, in piena età barocca, "Lo cunto de li cunti" ebbe un successo immediato, che ha continuato ad accrescersi nei secoli. La sua raffinata architettura letteraria mescola libretti popolari, commedia dell'arte, teatro basso e classici.
Basile concepì l’opera come destinata alla cosiddetta “conversazione” nelle piccole corti napoletane, spesso durante il momento rituale del dopopranzo, quando le tavole venivano sparecchiate e iniziavano i divertimenti per i commensali, tra battute,commenti ironici e sentenze popolari. Le storie, in realtà, non avevano lo scopo di intrattenere i bambini, bensì erano rivolte a un pubblico adulto, affrontando temi come l’adulterio, lo stupro e l’omicidio, attraverso un linguaggio talvolta decisamente scurrile.
La Gatta Cenerentola: teatro e musica
"Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile ha influenzato per secoli non solo la tradizione fiabesca europea, ma anche la letteratura, il cinema e il teatro. Nel Novecento, quell’immaginario barocco e popolare è tornato a vivere sulla scena grazie a Roberto De Simone.
"La gatta Cenerentola" è un’opera teatrale in tre atti, scritta e musicata da De Simone nel 1976, che rilegge la fiaba di Basile intrecciandola con altre versioni, scritte e orali, della stessa storia. Non si tratta di una semplice trasposizione, ma di una vera e propria riscrittura in chiave musicale e popolare, che recupera la lingua, i suoni e la teatralità della tradizione napoletana.
In questo modo, la dimensione adulta, ironica e talvolta crudele già presente in Basile riaffiora con forza attraverso canti, ritmi e scene corali. Un esempio significativo è il brano “E’ nata”, interpretato da Roberto De Simone e dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, che permette di immergersi nella tradizione musicale partenopea. Celebre anche la “Scena delle ingiurie”: forse non immediata da comprendere, ma estremamente affascinante per ritmo, musicalità e gestualità, e perfettamente in linea con quella teatralità barocca di cui parlavamo prima.
Dal libro al cinema
Dal libro "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile, il regista Matteo Garrone ha tratto ispirazione per il suo film "Il Racconto dei Racconti" (Tale of Tales), prodotto nel 2015 e vincitore di 7 David di Donatello. In particolare, il regista si è ispirato a tre racconti contenuti nell’opera: "La cerva fatata", "La pulce" e "La vecchia scortecata", adattati per il film.
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Chi Sono
Ciao, sono Daniela e insegno italiano dal 2022. Ho scelto di insegnare l’italiano in modo diverso: più autentico, più vivo, più umano. Perché imparare una lingua non è riempirsi la testa solo di grammatica: è connettersi con le persone, emozionarsi, scoprire nuove prospettive.
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