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Quando la Moda Diventa Cinema

L’universo incantato di Le Mythe Dior di Matteo Garrone


di Daniela Casillo | 31 Agosto 2025


Durante il lockdown del 2020, il mondo della moda si è trovato di fronte a un bivio creativo. Con centinaia di fashion week cancellate o ridimensionate, molte maison hanno dovuto reinventare il modo in cui raccontare le proprie collezioni. È in questo contesto che ha preso vita il fenomeno del fashion film: cortometraggi che uniscono moda e cinema, superando i confini della semplice pubblicità per diventare vere opere d'arte.

Tra questi, uno ha segnato profondamente l’immaginario collettivo: Le Mythe Dior, diretto dal regista italiano Matteo Garrone e vincitore del titolo di Fashion Film dell’anno.

Moda e cinema: due linguaggi che si incontrano

Moda e cinema condividono molto più di quanto sembri. Entrambi raccontano storie attraverso immagini, creano mondi e atmosfere. Se si guarda oltre il velo della superficialità – abiti eccentrici, passerelle e riflettori – si scopre che gli stilisti, come i registi, sono narratori visivi. Creano personaggi, ambientazioni, atmosfere.

Non sorprende quindi che negli ultimi anni, sempre più maison abbiano scelto grandi registi per raccontare le proprie collezioni: Scorsese per Armani, Guadagnino per Fendi, Sofia Coppola per Chanel, Gus Van Sant per Gucci.

Per Le Mythe Dior, Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, ha scelto di affidarsi a Garrone, regista noto per la sua capacità di fondere realismo e fiaba, creando mondi sospesi tra sogno e realtà, come nel celebre Il racconto dei racconti (Tale of Tales).

Le Mythe Dior: una fiaba moderna

Il cortometraggio di Garrone si apre nell'atelier Dior, dove le mani sapienti delle sarte danno vita alle creazioni. Da questo ambiente reale, il viaggio si trasforma in pura fantasia: due gemelli in livrea, ispirati ai lobby boys d'altri tempi, trasportano un baule magico contenente manichini vestiti con le creazioni della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2020-2021.

Il loro percorso li conduce attraverso un bosco incantato – gli splendidi Giardini di Ninfa, vicino Roma – dove incontrano sirene, ninfe e spiriti del bosco. Ognuna di queste creature sceglie un abito dal baule magico, trasformandosi attraverso la bellezza della haute couture.

Il baule stesso, fedele riproduzione dell'atelier Dior di Avenue Montaigne, diventa protagonista narrativo: uno scrigno delle meraviglie carico di storia e magia, simbolo della tradizione sartoriale che si fa racconto.

Tra arte, mitologia e alta moda

Le inquadrature di Garrone evocano costantemente la grande pittura, riflettendo la formazione artistica del regista, originariamente pittore figurativo. Questa esperienza emerge chiaramente nella cura per la luce, i colori e la composizione dell'immagine. Ogni fotogramma può essere letto come un quadro in movimento: si riconoscono citazioni dirette a Caravaggio, Monet, Botticelli, Bouguereau, mentre gli echi mitologici – da Apollo e Dafne al Narciso riflesso nell'acqua, alla Venere di Botticelli fino alla Sirenetta di Copenaghen – contribuiscono a creare un'estetica raffinata e stratificata di significati.

Un omaggio al passato: il Teatro della Moda

Il fashion film non è solo visione onirica, ma anche omaggio alla storia della moda. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i couturier francesi crearono il Teatro della Moda: una mostra itinerante con bambole vestite in miniatura per rilanciare l’haute couture. Le Mythe Dior ne riprende il concetto, rivisitandolo in chiave fiabesca.

La fusione di linguaggi

Cinema, moda, pittura, fotografia: in Garrone tutto si fonde armoniosamente. Il risultato è un cortometraggio che non si limita a mostrare abiti, ma racconta un universo completo, un'estetica, una filosofia del bello. Non più solo una semplice sfilata filmata, ma un vero racconto per immagini, dove ogni capo diventa protagonista di una fiaba moderna.

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Chi Sono

Ciao, sono Daniela e insegno italiano dal 2022. Ho scelto di insegnare l’italiano in modo diverso: più autentico, più vivo, più umano. Perché imparare una lingua non è riempirsi la testa solo di grammatica: è connettersi con le persone, emozionarsi, scoprire nuove prospettive.

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